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Claudio Casella – Le colpe di Achille

Author: Claudio Casella
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ISBN: 9788869157318

Fascia di prezzo: da 11,40 € a 19,00 €

ilPunto, i gialli Nulla Die, 215 pagine.

Descrizione

Un noir che attraversa quarant’anni di storia italiana interrogandosi sulle motivazioni e sul peso che ha avuto l’obbedienza individuale.

Palermo, 1964. Durante la visita di leva, Giuseppe Barresi riceve una proposta inattesa: servire lo Stato nell’ombra. Senza prospettive, accetta. Inizia così una traiettoria che lo porterà nella Milano degli anni Settanta, dove, sotto il nome di Achille Caputo, s’infiltra nei movimenti eversivi sino a fondare il gruppo GER, in un pericoloso intreccio fra terrorismo e apparati deviati. Decenni dopo, tornato a Palermo, scopre che il passato non è finito. Attraverso tre voci – il protagonista, l’ex compagno Adriano e un poliziotto che custodisce troppe verità – il romanzo ricostruisce un’epoca di ambiguità, tradimenti e silenzi di Stato.

Claudio Casella (Palermo, 1975).

Nasce in Sicilia e ne assorbe il bagaglio culturale che lo accompagnerà in giro per il mondo. Veneto, Sud America, Asia, tappe del suo viaggio professionale. Alla sua prima passione, la musica, ha aggiunto la storia contemporanea e le dinamiche geopolitiche. Ha approfondito in particolare il periodo degli anni di piombo e il rapporto fra terrorismo e apparati statali.

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1 recensione per Claudio Casella – Le colpe di Achille

  1. Salvatore Giordano Admin

    Con Le colpe di Achille, Claudio Casella firma un romanzo che si muove con sicurezza nei territori più ambigui della storia italiana recente, intrecciando vicenda individuale e tensione collettiva in una narrazione densa e stratificata.

    La storia prende avvio nella Palermo degli anni Sessanta, quando il giovane Giuseppe Barresi riceve una proposta destinata a cambiare radicalmente il corso della sua esistenza: servire lo Stato nell’ombra. Da quel momento, la sua traiettoria si sviluppa lungo un crinale sottile, tra fedeltà e manipolazione, fino a condurlo nella Milano degli anni di piombo, dove identità e verità iniziano progressivamente a sfaldarsi. Senza indulgere in facili rivelazioni, il romanzo accompagna il lettore dentro una rete di relazioni opache, in cui ogni scelta lascia una traccia e ogni azione comporta un costo.

    Uno dei punti di forza dell’opera è la costruzione tematica: Le colpe di Achille non è soltanto un noir storico, ma una riflessione articolata sulla responsabilità individuale all’interno dei meccanismi del potere. Il rapporto tra individuo e apparato, tra libertà e obbedienza, tra verità e versione ufficiale emerge con forza, restituendo tutta la complessità di un’epoca segnata da tensioni ideologiche e ambiguità strutturali.

    Sul piano stilistico, Casella adotta una prosa solida e controllata, capace di sostenere una narrazione polifonica senza perdere coerenza. Le diverse voci che attraversano il romanzo contribuiscono a costruire un’atmosfera sospesa, in cui il lettore è chiamato a orientarsi senza appoggi rassicuranti, partecipando attivamente alla ricostruzione dei fatti. Il ritmo è calibrato, mai gratuito, e accompagna con efficacia l’evoluzione psicologica dei personaggi.

    L’originalità del libro risiede proprio in questa capacità di coniugare tensione narrativa e profondità analitica, evitando sia la spettacolarizzazione del contesto storico sia la semplificazione morale. Casella dimostra una notevole attenzione alla materia trattata, affrontata con rigore e senza compiacimenti.

    Il romanzo si rivolge a lettori interessati alla narrativa contemporanea che interroga la storia, a chi apprezza i noir a forte componente psicologica e a chi cerca storie capaci di mettere in discussione le versioni consolidate dei fatti. Particolarmente adatto anche a chi ha interesse per il periodo degli anni di piombo e per le dinamiche, spesso poco esplorate, tra terrorismo e apparati istituzionali.

    All’esordio narrativo, Claudio Casella mostra una consapevolezza sorprendente dei propri strumenti espressivi, offrendo un’opera matura, coerente e capace di lasciare un segno.

    Recensione a cura di Salvatore Giordano

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