Descrizione
Alfonso Bengodi attraversa il mondo come un uomo che ha perso tutto, tranne lo sguardo.
Reporter, viaggiatore, testimone, fotografa la rovina e la bellezza, la vita che resiste dentro le ferite della storia. Dalle strade di Napoli ai vicoli di Rio, dalle notti del Cairo ai deserti dell’Iran, ogni scatto è un frammento di sopravvivenza, un modo per non scomparire del tutto. Istantanee di perdizione è un romanzo di visioni e ritorni, un mosaico di luoghi, memorie e ferite che si ricompongono nella luce obliqua della scrittura.
Edoardo Albasini (Firenze, 1991) ha viaggiato a lungo tra Africa, Sud America e Medio Oriente. Ha pubblicato Via nella notte, Nient’altro che vita, Vertigine. Il richiamo del Kilimanjaro e Fino al canto del gallo. Istantanee di perdizione è la sua opera più matura e visionaria.





Salvatore Giordano Admin –
Recensione – Istantanee di perdizione di Edoardo Albasini
Con Istantanee di perdizione, Edoardo Albasini firma la sua opera più intensa, matura e visionaria. Un romanzo di viaggi e ferite, costruito come una sequenza di scatti: frammenti di vita che, come fotografie sviluppate in camera oscura, rivelano il mondo mentre rivelano l’uomo che lo osserva. Protagonista è Alfonso Bengodi, reporter inquieto e viaggiatore irrequieto, che attraversa città e deserti, continenti e memorie, cercando nella realtà ciò che soltanto la perdita sembra in grado di restituire.
La trama non segue una linearità tradizionale: è piuttosto un mosaico di episodi, incontri e visioni che si compongono nella mente del lettore come un diario emotivo, un atlante della sopravvivenza. Dalle strade di Napoli alle notti del Cairo, dai vicoli di Rio ai silenzi dell’Iran, ogni luogo diventa un riflesso di una frattura interiore, e ogni volto incontrato restituisce un frammento di verità. Senza mai concedersi allo spoiler, basti dire che ciò che muove Alfonso non è la ricerca di una storia da raccontare, ma la necessità di continuare a guardare, anche quando lo sguardo fa male.
Il romanzo affronta temi universali — lo spaesamento, il trauma, il desiderio di fuga, la fragilità maschile, il rapporto tra memoria e identità — attraverso una scrittura che alterna lirismo e crudezza, densità poetica e immediatezza visiva. Albasini possiede un talento raro: la capacità di trasformare ogni scena in una immagine incisa, vibrante, carica di materia. La prosa è evocativa, febbrile, a tratti vertiginosa; ma sa trovare anche zone d’ombra, aperture intime, momenti di tregua che amplificano la forza dei passaggi più duri.
Il risultato è un libro che non somiglia a nessun altro nella narrativa italiana contemporanea: un’opera ibrida, sospesa tra reportage emotivo, romanzo di formazione spezzata e meditazione sulla fragilità umana. Chi ha apprezzato i precedenti lavori dell’autore — da Via nella notte a Nient’altro che vita, fino al più recente Fino al canto del gallo — ritroverà qui la sua voce riconoscibile, ma portata a un livello di complessità nuova, più consapevole e più rischiosa.
Istantanee di perdizione si rivolge a un pubblico che cerca nei libri non solo una storia, ma un’esperienza: lettori attratti dalle scritture visionarie, dagli attraversamenti geografici e interiori, dai personaggi abitati dalla loro stessa inquietudine. È un romanzo che resta addosso, che chiede partecipazione emotiva e offre in cambio un viaggio nella bellezza fragile del mondo e nei suoi margini più vulnerabili.
Un’opera forte, coraggiosa, capace di trasformare la perdita in luce narrativa. Una lettura che sa lasciare un segno.
Recensione a cura di Salvatore Giordano