Descrizione
Undici metri è la distanza che separa il dischetto del rigore dalla porta.
Pochi passi, ma dentro quello spazio minimo si concentra tutto: la paura di sbagliare, il desiderio di riuscire, lo sguardo degli altri. La Folgore è una squadra di calcio giovanile di provincia. Ragazzi diversi per carattere e fragilità, uniti da un campo e da una voce che li osserva e li accompagna: quella del loro allenatore. È lui a raccontare partite, allenamenti, tensioni, esclusioni e piccole vittorie che non finiscono sul tabellone. Senza retorica né facili consolazioni, Undici metri è un romanzo sul crescere, sullo stare insieme, sull’imparare a perdere e a resistere. Un libro che usa il calcio come lingua per parlare di educazione sentimentale, sogni e limiti. Perché, a volte, basta un pallone per dire molto più di quanto sembri.
Andrea Laprovitera scrive narrativa per ragazzi e per adulti. Undici metri nasce dall’esperienza diretta del calcio giovanile e da uno sguardo attento alle dinamiche educative e relazionali.






Salvatore Giordano Admin –
Con Undici metri, Andrea Laprovitera costruisce un romanzo che prende le mosse dal calcio giovanile per raccontare qualcosa di molto più ampio: la crescita, l’educazione emotiva e il delicato equilibrio tra competizione e formazione. Il titolo richiama la distanza che separa il dischetto del rigore dalla porta, uno spazio breve e simbolico in cui si condensano aspettative, paure e possibilità. Ed è proprio in questo spazio metaforico che si muovono i personaggi del libro.
Al centro della narrazione c’è la squadra della Folgore, un gruppo di ragazzi che condividono il campo da gioco e il percorso di crescita che lo sport inevitabilmente comporta. A osservare e raccontare questo microcosmo è la voce dell’allenatore, figura guida che accompagna i giovani protagonisti tra allenamenti, partite e momenti di confronto. Le dinamiche della squadra diventano così lo specchio di un’età di passaggio: quella in cui si impara a gestire le prime sconfitte, a riconoscere i propri limiti e a scoprire il valore della fiducia reciproca.
Laprovitera utilizza il calcio come linguaggio narrativo per affrontare temi universali: il senso di appartenenza, la responsabilità, il rapporto tra adulti e ragazzi, la costruzione dell’identità. Il campo di gioco diventa uno spazio simbolico in cui si intrecciano storie personali, sogni e fragilità, restituendo al lettore un ritratto autentico dell’adolescenza e delle sue trasformazioni.
Lo stile dell’autore è diretto, limpido, attento al ritmo del racconto. Le scene di allenamento e di partita sono descritte con precisione e partecipazione, ma sempre al servizio di una dimensione più ampia: quella del racconto umano. L’atmosfera che emerge è quella di un romanzo sincero, capace di alternare leggerezza e riflessione, ironia e partecipazione emotiva.
Uno dei punti di forza di Undici metri è proprio la sua capacità di parlare di sport senza limitarsi al racconto sportivo. Il calcio non è soltanto un contesto narrativo, ma diventa una lente attraverso cui osservare il mondo dei ragazzi e il ruolo educativo degli adulti. In questo senso il romanzo si inserisce in una tradizione narrativa che vede nello sport un terreno privilegiato per esplorare relazioni, valori e conflitti interiori.
Il libro si rivolge a un pubblico ampio: agli appassionati di calcio che riconosceranno nelle pagine l’autenticità dei campi di provincia, ma anche a chi è interessato a storie di formazione e di crescita personale. Può parlare agli adolescenti che vivono lo sport come esperienza quotidiana, ma anche agli adulti – genitori, allenatori, educatori – che in quelle dinamiche ritrovano responsabilità e interrogativi del proprio ruolo.
Andrea Laprovitera, già autore di narrativa e racconti pubblicati da diversi editori, dimostra ancora una volta una particolare attenzione per i temi educativi e relazionali. In Undici metri questa sensibilità trova una forma narrativa compiuta, capace di trasformare una storia di sport in un racconto più profondo sulla vita e sulle sue sfide.
Il risultato è un romanzo che invita a guardare oltre il risultato di una partita, ricordando che, a volte, ciò che conta davvero accade proprio negli undici metri che precedono il tiro.
Recensione a cura di Salvatore Giordano