Descrizione
Angela e Vincenzo hanno superato gli ottant’anni e vivono giorni tutti uguali, tra piccoli acciacchi, qualche brontolio e le visite sempre più rare del figlio Michele. La vita sembra scivolare lenta, con il tempo che non passa mai e la noia che si fa compagnia. Eppure, proprio quando tutto pare destinato a spegnersi, un imprevisto risveglio li sorprende: un gesto semplice, antico, restituisce loro energia, complicità, desiderio. Forse la vecchiaia non è soltanto declino, forse dentro l’amore si nasconde ancora la possibilità di sentirsi giovani. Con tenerezza e ironia, Paolo Minguzzi racconta la storia di una coppia che, contro ogni evidenza, riscopre la voglia di vivere e di sorprendersi. Quando saremo giovani è un romanzo delicato e coraggioso, che intreccia la poesia della quotidianità al mistero del tempo, ricordandoci che non è mai troppo tardi per ricominciare a giocare.
Paolo Minguzzi, cinquantenne romagnolo, vive a Bologna. È autore della raccolta Storie brevi e disturbanti (PAV Edizioni, 2024). Con Quando saremo giovani, suo primo romanzo, racconta con ironia e delicatezza la stagione più imprevedibile della vita.






Salvatore Giordano Admin –
Quando saremo giovani di Paolo Minguzzi
Recensione di Salvatore Giordano
Ci sono romanzi che raccontano la vita quando è giovane, e altri che raccontano la giovinezza quando la vita sembra finita. Quando saremo giovani di Paolo Minguzzi appartiene a questa seconda, rara categoria: un libro che sa guardare la vecchiaia non come un epilogo, ma come una soglia da attraversare ancora una volta con stupore.
Angela e Vincenzo, coppia di ottantenni alle prese con la lenta, ironica, a tratti buffa routine dell’età, diventano i protagonisti di una metamorfosi inattesa. Un gesto semplice, quasi casuale, restituisce loro la complicità perduta e, insieme, la percezione di un tempo che torna a scorrere all’indietro. Da qui nasce un racconto dolcissimo e surreale, in cui la realtà si piega appena per lasciare entrare la meraviglia.
Minguzzi affronta il tema con una scrittura limpida, discreta, attenta ai minimi gesti e alle parole non dette. C’è ironia, ma mai derisione; c’è tenerezza, ma mai sentimentalismo. Tutto è calibrato con una grazia rara. Il suo sguardo sul corpo, sul desiderio e sulla memoria è quello di un narratore maturo, che conosce il valore del pudore e della misura.
Ciò che rende Quando saremo giovani un romanzo speciale è il suo equilibrio tra leggerezza e profondità: una favola realistica, o un realismo che si lascia contagiare dalla favola. Leggendolo si ride, ci si commuove, si riconosce un pezzo di sé in quei due personaggi che — come noi — non vogliono arrendersi al tempo.
Un libro che parla di amore, di libertà e di quella forza invisibile che ci tiene vivi finché restiamo capaci di stupirci.
Con Quando saremo giovani, Paolo Minguzzi ci regala un inno discreto alla vita, scritto con la delicatezza di chi conosce bene la fragilità umana e la trasforma in poesia.
nannif6 (proprietario verificato) –
Una storia che parla della vita con una raffinatezza ed una ironia davvero originale. Risate e riflessioni garantite.
a.caputo1973 –
Con il suo primo romanzo Quando saremo giovani, dopo la prova della raccolta di racconti Storie brevi e disturbanti, Paolo Minguzzi dimostra di essere scrittore originalissimo per temi trattati e sviluppo narrativo della storia.
Angela e Vincenzo hanno superato gli ottant’anni ed i giorni si susseguono uguali, con gli acciacchi legati all’età, qualche brontolio, il carattere burbero di lui. Poi, all’improvviso, un gesto semplice e antico cambia tutto. E più quel gesto si compie più torna il vigore e la meraviglia della giovinezza.
Ma Quando saremo giovani non è un romanzo consolatorio, è piuttosto un romanzo sul tempo, sul tempo vissuto e quello che avremmo voluto vivere. Cosa succederebbe se a tutti noi, in prossimità della fine della vita, fosse data un’altra possibilità? Tornare indietro nel tempo, a quando eravamo giovani, ma con la consapevolezza di tutta la vita vissuta. Quali errori eviteremmo, cosa cambieremmo di noi s tessi?
Ma è proprio la consapevolezza che a noi umani è estranea la macchina del tempo che ci deve indurre a una maggiore consapevolezza del nostro presente e di noi stessi, perché “occorre essere attenti per essere padroni di se stessi, occorre essere attenti” (cit. Linea gotica, brano dei CSI).