Descrizione
Volevo essere re è una silloge in tre atti che mette in scena il desiderio di voce, di presenza, di riconoscimento.
La figura del “re” attraversa i testi come un’immagine mobile e ambigua: non emblema di dominio, ma tensione verso un centro, verso una parola capace di tenere insieme fragilità e ambizione.
I testi si dispongono secondo una progressione precisa, in cui il canto prende forma attraverso passaggi successivi, mutando postura e ritmo. La lingua, attenta e controllata, alterna slanci e arresti, costruendo un percorso che invita il lettore a seguire non una storia, ma un movimento interiore.
In Volevo essere re la poesia diventa spazio di prova e di ascolto, un luogo in cui la voce si espone senza retorica e trova nella forma il proprio equilibrio. Una silloge che chiede di essere attraversata, atto dopo atto, fino al punto in cui il canto prende corpo.
Giacomo Buzzi, (Lugo di Romagna, 1° maggio 1999) è poeta e scrittore. Con Nulla die ha pubblicato Santi Sudici Suicidi e Suciedad y Éxtasis.








Salvatore Giordano Admin –
Volevo essere re è una silloge in tre atti che attraversa il desiderio di assoluto e la sua inevitabile caduta, trasformando l’ambizione in materia poetica viva, inquieta, necessaria. In questo nuovo libro, Giacomo Buzzi costruisce un itinerario interiore che muove dall’aspirazione al dominio – simbolico, affettivo, esistenziale – per approdare a una consapevolezza più nuda e complessa dell’essere.
La struttura tripartita conferisce all’opera un respiro quasi teatrale: ogni sezione rappresenta un movimento dell’anima, una soglia attraversata, una diversa modulazione del conflitto tra grandezza immaginata e fragilità reale. Senza indulgere in narrazioni esplicite, i testi compongono un percorso coerente, dove l’io lirico si misura con il potere, con l’identità, con il bisogno di riconoscimento e con l’impossibilità di restare sovrano in un mondo che continuamente disarma.
I temi centrali – l’ambizione, la disillusione, l’estraneità, il desiderio di purezza e la tensione verso una forma di assoluto – vengono affrontati con una lingua tesa ma controllata, capace di alternare immagini taglienti a momenti di lirismo trattenuto. L’atmosfera è densa, talvolta febbrile, ma sempre attraversata da una lucidità che evita ogni compiacimento. Buzzi lavora per sottrazione: ogni verso appare essenziale, calibrato, portatore di una pressione emotiva che si deposita lentamente nel lettore.
L’originalità dell’opera risiede proprio in questa capacità di fondere slancio visionario e concretezza quotidiana. Il “re” evocato dal titolo non è soltanto una figura simbolica, ma un archetipo contemporaneo: rappresenta l’aspirazione a un centro, a una forma di pienezza che il presente sembra negare. In questo scarto tra desiderio e realtà si colloca la forza del libro, che non offre soluzioni ma restituisce con precisione il battito di una generazione sospesa tra aspirazione e spaesamento.
Nato a Lugo di Romagna nel 1999, Giacomo Buzzi ha già mostrato nei precedenti lavori – tra cui Santi Sudici Suicidi e Suciedad y Éxtasis – una voce riconoscibile, incline a esplorare le zone liminali dell’esperienza e a confrontarsi con una spiritualità inquieta e corporale insieme. Con Volevo essere re questa ricerca si fa più compatta e strutturata, raggiungendo una maturità espressiva che consolida il suo percorso poetico.
Il libro si rivolge a lettori che cercano una poesia capace di interrogare il presente senza rinunciare alla densità simbolica; a chi ama i testi che chiedono partecipazione, che non si esauriscono in una lettura rapida ma invitano a tornare sulle pagine; a chi riconosce nella parola poetica uno strumento di esplorazione radicale dell’identità.
Volevo essere re è un’opera che non si limita a raccontare un desiderio: lo mette in scena, lo smonta e lo ricompone, lasciando nel lettore una vibrazione persistente. Una silloge che conferma la vitalità di una voce giovane ma già pienamente consapevole della propria direzione.
Recensione a cura di Salvatore Giordano