Descrizione
Un fiume che si prosciuga, un paesaggio che si sgretola, un mondo che vacilla sotto la luce feroce.
Lo sterminato giallo attraversa questa agonia con una lingua frammentata e luminosa, capace di tenere insieme denuncia e visione, concretezza e mito.
Nel “tu” che interpella il lettore, la desolazione della terra diventa balbuzie poetica, respiro trattenuto, gesto civile che si aggrappa a un barlume di speranza.
Dalle campagne in rovina al dio-fiume che potrebbe tornare, la raccolta è un canto sulla soglia del nostro tempo: una poesia che osserva le ferite del presente e tenta ancora, ostinatamente, di immaginare una rinascita, qualunque essa sia. Con versi che si aprono al silenzio, Matteo Mohorovicich costruisce un libro di forte coesione e intensità: un invito a misurarsi con ciò che resta e con ciò che possiamo ancora salvare.
Matteo Mohorovicich (Legnago, 1980) vive in provincia di Verona. Laureato in lettere antiche, è giornalista alla Tgr Veneto. Si occupa di cronaca e temi ambientali. Ha pubblicato il romanzo Lampedusa a mille miglia (Panda, 2019). Lo sterminato giallo è la sua prima raccolta poetica.






Salvatore Giordano Admin –
Recensione di Salvatore Giordano
Lo sterminato giallo, di Matteo Mohorovicich
Nulla die, Collana iCanti, 2026
Con Lo sterminato giallo, la sua prima raccolta poetica, Matteo Mohorovicich entra nella collana iCanti con una voce già riconoscibile, capace di unire forza civile, immaginazione visionaria e una rara precisione nel gesto linguistico. Il libro si muove lungo l’asse di un paesaggio che si disfa: la desertificazione del fiume, la rovina delle campagne, la luce che diventa minaccia. Ma ciò che colpisce non è soltanto il tema – ormai centrale nella poesia contemporanea – bensì il modo in cui l’autore lo affronta: attraverso una lingua tesa, franta, attraversata da silenzi che diventano parte del senso.
Mohorovicich sceglie la seconda persona, un “tu” impersonale che non indica un destinatario preciso ma chiama dentro il lettore, lo rende complice e testimone. Le immagini, ora scabre ora luminose, non cedono mai all’enfasi: la poesia avanza per lampi, per visioni trattenute, per squarci che rivelano un mondo in cui la materia stessa – acqua, polvere, fotoni – sembra interrogare la nostra idea di sopravvivenza.
Le quattro sezioni che compongono il libro (Il rimorso dei parricidi, Quanto ti resta, Palingenesi, Lo sterminato giallo) formano un arco narrativo sottile ma potente: dalla constatazione della perdita alla metamorfosi mitica, fino a una sorta di elegia cosmica che, pur nel suo splendore amaro, non rinuncia all’idea di rinascita. È una poesia che osserva, denuncia e insieme immagina; una poesia che non teme di guardare la ferita, ma che prova anche a suggerire come possa germogliare un’altra luce.
Tra gli elementi più riusciti c’è l’uso del ritmo: la frammentazione del verso, i vuoti, la balbuzie deliberata del dettato creano un respiro nuovo, una temporalità spezzata che aderisce perfettamente al tema della crisi ambientale. Il fiume che si prosciuga diventa così metafora di un tempo umano che vacilla, di un futuro che rischia ogni giorno di non essere più.
Lo sterminato giallo è un libro compatto, necessario, scritto con una maturità sorprendente per un esordio poetico. Non indulge nel pessimismo né si rifugia in un lirismo consolatorio: sta esattamente al centro della tensione, illuminando ciò che resta e ciò che forse può ancora fiorire. Per questo, la sua voce risuona – nel nostro catalogo e non solo – come una delle più consapevoli e urgenti della nuova poesia civile italiana.