Descrizione
Ci sono voci che cercano una forma stabile,
e altre che restano esposte al rumore del mondo.
Clangore si muove in questo spazio.
Nei testi risuona il clangore dei conflitti che ci circondano, delle disuguaglianze della società. Scene che emergono da territori di confine o da luoghi che diventano inaspettatamente specole di vite, ormai, considerate, senza più indignarci, materiale umano di risulta. La scrittura di Salvo Grasso non insegue un discorso lineare, ma una sequenza di attraversamenti in cui il linguaggio si avvicina alle cose e ne registra lo scarto.
Non c’è distanza protettiva: lo sguardo resta dentro ciò che osserva. E in questa prossimità si produce un attrito, un clangore che accompagna ogni passaggio.
Salvo Grasso è poliziotto e giornalista pubblicista.
La poesia accompagna da sempre il suo percorso personale, come spazio di osservazione e di elaborazione dell’esperienza. È stato borsista alla Summer School di alta formazione letteraria di Poesiæuropa 2025. Clangore è la sua prima raccolta poetica.






Salvatore Giordano –
Con Clangore, Salvo Grasso costruisce una raccolta che nasce dal confronto diretto con il proprio tempo e con le sue fratture. Il titolo è una chiave d’accesso a una poesia attraversata da voci sovrapposte, conflitti, rumori e silenzi. Già nel componimento che dà il titolo al volume, il «clangore» è quello di voci che si accavallano e che, mentre parlano di guerra e di distruzione, finiscono per produrre un rumore indistinto, nel quale diventa difficile trovare uno spazio di ascolto.
La raccolta affronta temi fortemente legati alla contemporaneità: la guerra, la disuguaglianza, la marginalità, la propaganda, il consumismo, la solitudine prodotta dalla comunicazione digitale. Ma Clangore non è esclusivamente una poesia civile. Accanto allo sguardo rivolto alla dimensione collettiva si sviluppa infatti una zona più intima, nella quale compaiono l’amore, la memoria, la paura della perdita, il tempo che passa e la difficoltà di riconoscersi nel proprio stesso percorso. L’indice stesso restituisce questa progressiva apertura, passando dai conflitti e dalle fratture sociali a testi come L’equilibrio perfetto, Resti di sogni, Vertigini, Palindromo d’amore e Crack.
Uno degli aspetti più riconoscibili della scrittura di Grasso è la sua volontà di mantenere il verso vicino alla scena. La poesia racconta, osserva, mette in campo persone e luoghi concreti. In Teste d’inciampo, per esempio, una passeggiata notturna per le strade di Catania si trasforma nell’incontro inatteso con una persona senza dimora: l’immagine non viene isolata in una considerazione astratta, ma diventa progressivamente una verifica della propria responsabilità e del proprio privilegio. È una modalità che ritorna anche in Selfie, dove un ragazzo solo nel centro commerciale diventa il punto di partenza per una riflessione sulla solitudine contemporanea e sulla presenza pervasiva dello schermo.
Il registro cambia quando la poesia si sposta verso l’interiorità. Scisti e interstizi assume la forma di una scena quasi cinematografica, con dialoghi, movimento, paura e attesa; Sognando Dubrovka trasforma l’incubo in una sequenza di immagini fisiche e sonore, fino a far coincidere il battito del cuore con quello di un treno che frena. In altri testi il linguaggio si fa più scopertamente lirico, come in Rumore, dove il silenzio improvviso diventa esperienza di vuoto e insieme occasione di prossimità amorosa.
Questa alternanza è forse uno degli elementi che distinguono maggiormente la raccolta:
Clangore non separa nettamente poesia civile e poesia personale. La stessa voce che guarda le macerie della guerra può interrogarsi sulla propria impotenza, sulla partenza di un figlio, sulla memoria o sulla paura del tempo. La dimensione pubblica e quella privata finiscono così per appartenere allo stesso paesaggio umano.
La scrittura di Grasso privilegia un verso discorsivo, mobile, spesso narrativo, capace di accogliere riferimenti culturali e immagini quotidiane senza costruire una distanza artificiale tra poesia e realtà. Il risultato è una raccolta accessibile ma non semplificata, rivolta tanto a chi cerca nella poesia una forma di testimonianza del presente quanto a chi riconosce nella scrittura poetica uno spazio per interrogare esperienze più personali.
Clangore chiede soprattutto questo: ascoltare ciò che accade quando il rumore del mondo diventa così forte da rendere necessario, per contrasto, il silenzio. Ed è proprio nella tensione fra queste due dimensioni — il frastuono e la pausa, la cronaca e la memoria, la voce pubblica e quella più intima — che la raccolta trova la propria fisionomia.