Descrizione
In Verso dove, Stavros Zafirìu attraversa la guerra con lo sguardo nudo del poeta:
non per raccontare battaglie, ma gli interstizi in cui la vita resiste, trema, scompare e ritorna. Le sue poesie sono frammenti nitidi, essenziali, che trasformano l’esperienza bellica in interrogazione interiore, in una ricerca ostinata di orientamento nel cuore del disordine.
Questa prima edizione italiana, nella traduzione accurata di Crescenzio Sangiglio, restituisce la limpidezza tagliente dell’originale greco e la sua tensione morale. Ne emerge una voce che, pur raccontando una guerra concreta, parla a ogni tempo in cui l’uomo tenta di restare umano in mezzo alla distruzione.
Stavros Zafirìu, (Salonicco, 1958) è poeta, narratore e traduttore, tra le voci più raffinate della poesia greca contemporanea. Autore di numerose raccolte e vincitore di premi letterari, unisce alla precisione stilistica una forte sensibilità morale, esplorando la memoria, il trauma e la fragilità dell’esperienza collettiva.
Προς τα πού – Μία πολεμική ιστορία è apparso per la prima volta presso Nefeli di Atene nel 2012.






Salvatore Giordano Admin –
L’opera di Stavros Zafirìu si presenta al lettore italiano come una silloge di forte intensità lirica, capace di coniugare densità espressiva e limpidezza formale in un equilibrio raro. La poesia di Zafirìu non cerca l’effetto, né l’ornamento: procede piuttosto per scarti minimi, per accumulazioni sottili, per immagini che si depositano lentamente nella coscienza di chi legge, fino a comporre un paesaggio interiore stratificato e inquieto.
I testi che compongono il volume si muovono lungo una linea di confine tra esperienza individuale e interrogazione universale. Al centro si collocano il tempo, la memoria, la perdita, il corpo come archivio di ferite e desideri, ma anche la persistenza ostinata della parola poetica come forma di resistenza all’erosione del senso. Senza mai indulgere nel patetico, Zafirìu costruisce una poesia che sa essere severa e fragile al tempo stesso, attraversata da una tensione etica discreta ma costante.
La scrittura si distingue per una notevole economia dei mezzi: versi asciutti, spesso brevi, governati da una sorvegliata precisione lessicale. L’immagine non è mai puramente decorativa, ma funzionale a un movimento di scavo. L’atmosfera complessiva è meditativa, talvolta crepuscolare, ma attraversata da improvvise aperture di luce che impediscono alla parola di richiudersi nel puro ripiegamento elegiaco.
Uno dei maggiori punti di forza del libro risiede nella sua capacità di parlare a lettori diversi: a chi frequenta abitualmente la poesia contemporanea, ma anche a chi vi si accosta con cautela, in cerca di una voce autentica, non compiacente, capace di nominare il presente senza ridurlo a cronaca.
In questo senso, l’edizione italiana assume un valore particolare grazie alla traduzione di Crescenzio Sangiglio, che si distingue per finezza, rigore e profonda adesione allo spirito dell’originale. Il traduttore riesce a restituire con grande sensibilità il ritmo interno dei testi, le loro pause, le ambiguità controllate, evitando tanto la letteralità opaca quanto l’eccesso di libertà interpretativa. Il risultato è una lingua italiana limpida, poeticamente autonoma e al tempo stesso fedelissima, che permette al lettore di entrare in contatto diretto con la voce di Zafirìu senza percepire filtri artificiosi.
Questo volume si rivolge a chi cerca una poesia che non offra risposte consolatorie, ma che sappia porre domande necessarie, lasciando spazio al silenzio, all’eco, alla riflessione. Un libro che si legge lentamente, e che continua a lavorare nel lettore anche dopo l’ultima pagina.
Recensione a cura di Salvatore Giordano